Lettera aperta a Beppe Grillo (Parte 2)

Lettera aprta a beppe grillo m5sE’ necessario innanzitutto separare i due aspetti: “innovazione” da “protezionismo”. La ricerca&sviluppo, l’istruzione e le istituzioni in senso lato sono gli elementi che fanno la differenza nello sviluppo di un Paese nel lungo periodo: come si fa? Lo Stato deve migliorare sé come istituzione, defiscalizzare gli investimenti del privato nell’innovazione e fare in modo che i maggiori investimenti nell’istruzione (partendo da rendere “produttivi” i soldi che già si spendono e non assumere a valanga, come ha fatto Monti, o proporre nuove biblioteche, vedi Renzi) siano correlati a più ampi contributi e finanziamenti dei privati (non è una privatizzazione delle scuole, ma un avvicinamento, ad esempio, tra le università e la realtà produttiva). Se, invece, si danno incentivi si cade nell’inefficienza e soprattutto nel fare protezionismo, perchè gli incentivi sono dazi all’inverso, cioè non si mettono su merci che arrivano ma si danno contributi a aziende che magari esportano: se sommiamo + vantaggi per le imprese esportatrici, – soldi pubblici, – svantaggi per le aziende e i consumatori esteri, – svantaggi perchè i paesi esteri saranno “più poveri” o faranno misure di pari ritorsione protezionistica, – svantaggi per i nostri consumatori che in caso di protezionismo comprano a un prezzo più alto di quanto farebbero altrimenti = risultato negativo.

6) “Finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni”. Caro Beppe, questo punto è da orticaria, DURA E PURA. La comunità europea ha destinato fin dalla sua nascita la gran parte del budget all’agricoltura con il semplice risultato di avvantaggiare i grandi produttori agricoli, spesso francesi e tedeschi, e di rendere fittiziamente l’Europa un continente che esporta prodotti agricoli. A parole pare una cosa buona che Usa e Europa esportino beni agricoli o che producano derrate alimentari più di quanto sono competitivi per farlo, nei fatti è una disgrazia mondiale. Senza incentivi quote, dazi e protezionismo, la produzione agricola europea e Usa diminuirebbe, darebbe la possibilità di trovare alimenti a un prezzo più basso (si calcola che un kg di zucchero costa 7 volte quanto sarebbe in libero scambio, costo pagato da tutti i cittadini americani per difendere il lavoro di 15000 operatori del settore), permetterebbe comunque ai prodotti di nicchia e particolari di essere esportati competitivamente (come i prodotti tipici italiani…), ma soprattutto permetterebbe un forte sviluppo agricolo dei paesi nordafricani. Anche io posso rispondere un po’ da populista liberista: per mantenere il lavoro a 10 produttori di pomodori in Campania, impoveriamo 100 possibili produttori marocchini in Marocco; senza protezionismo agricolo, i 100 contadini marocchini possono esportare vantaggiosamente i pomodori in europa e magari a quel punto avranno i soldi per comprare la mozzarella campana o vengono a visitare Pompei (magari così anche i 10 contadini campani avranno trovato un altro lavoro!). La Politica Agricola Europea è una delle maggiori cause primarie della povertà e dei problemi del Nord Africa, da dove i 100 possibili produttori sono costretti ad emigrare, invece di potere rimanere e sviluppare il proprio territorio.

7) “Abolizione del pareggio di bilancio”. Le famiglie ragionano con il pareggio di bilancio? Le imprese ragionano con il pareggio di bilancio? I comuni ragionano con il pareggio di bilancio? Bene, l’Italia ha un avanzo corrente (entrate – spese pubbliche) maggiore di zero da quasi due decenni (con picchi di entrata e di avanzo assurdi nelle epoche di Prodi, per le sue “manovrine tassative al sapor di mortadella e pistacchio”) e un deficit complessivo, dato dal risultato precedente meno le spese per interessi; negli ultimi due decenni i governi non sono stati uguali come dici tu, ma tutti hanno perso tempo nel ripagare gli interessi su debito accumulato in passato (quando, ad esempio, mandavano in pensione da giovincelli) e egli interessi sono così alti che sommati alle misure di politica economica AUTOMATICHE (tipo la cassa integrazione, che si sono attivate direttamente dal 2009 in poi con l’inizio della crisi reale) è stato creato ulteriore debito. Ritengo, quindi, impossibile e sbagliato creare deficit per fare spesa pubblica o ridurre le tasse, perché gli individui razionali sanno che prima o poi ci saranno nuove stangate di tasse per compensare e risparmieranno di conseguenza. E’ necessario PRIMA iniziare a tagliare, 80 miliardi in 5 anni (era nel programma di Renzi e di Berlusconi, ma poi va FATTO), che sono il 10% del bilancio complessivo. Una famiglia è in grado di tagliare il 10% delle spese per necessità (magari per pagare l’IMUVENDETTA?). Ecco, allora lo possono fare anche lo Stato, le regioni, i ministeri e così via. Attenzione, però, i tagli lineari sono facili, ma poco utili, quindi bisogna avere il coraggio di prendere decisioni forti, a partire dall’abolizione immediata di tutti gli enti inutili che costano al contribuente circa 10 miliardi, per non parlare delle spese militari. Per SECONDO, subito dopo o addirittura in contemporanea, taglio drastico delle tasse. Per TERZO, infine, sono indispensabili la dismissione del patrimonio pubblico improduttivo (non le spiagge) e le privatizzazioni di alcuni servizi, a partire dalla RAI e dalle “municipalizzate” (il costo di controllare esternamente il rispetto delle normative e diritti dei beneficiari dei servizi, è minore che gestire e soprattutto è minore di pagare lautamente consigli di amministrazione o personaggi televisivi che guardano tre gatti affezionati ma hanno caché enormi da top player). Mantenendo il pareggio di bilancio, si va oltre le politiche di austerity e l’Italia esce dalla crisi. Serve questo “shock” positivo, abolire la casta è solo la ciliegina sulla torta. Poi magari si parlerà di politiche di lungo periodo per lo sviluppo, ma anche a te Beppe, un po’ come a tutti, interessano meno. Per concludere, ti dico che destra e sinistra non sono uguali, ogni scelta è di parte, riguarda ogni singolo tema (Liberista o Statalista? Laico o cattolico? Protezionista o per il libero scambio?) non è sbagliata di per sé e spesso è relativo dire che un tema è di destra o di sinistra (dipende dal tempo, convenzioni, luogo), ma avrà delle conseguenze. Infine, non te la prendere, ma da questi 7 punti sull’Europa, oltre al tuo programma elettorale, mi è chiaro che non sei NE’ LIBERALE NE’ LIBERISTA.

Luca Cosimi – Blog in Libertà

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