JOBS ACT: un dibattito già vecchio e surreale tutto interno alla sinistra.

Renzi jobs actIl contratto unico a tempo indeterminato e l’estensione totale di tutele e protezione, come il salario minimo, sono una “riforma” di sinistra; parlare dell’art.18 è solo un contentino che non snatura un testo non liberale. Il suo redattore, Ichino, infatti, non è un liberale, nasce nella CGIL ed è stato comunista. Con il JOBS ACT di Renzi, di fatto, si prosegue sulla strada della Fornero e per il giuslavorista Michele Tiraboschi, allievo di Marco Biagi, si irrigidirà ancora di più il mercato del lavoro. Ha ragione!
Inoltre Massimo Parisi (FORZA ITALIA) a Omnibus del 17 settembre fa notare proprio che Renzi è sempre stato ondivago sull’art.18, passando dal “benaltrismo” al dover, a mio avviso, fare i compiti a casa per FMI e Merkel. Similmente scrive Capezzone (FORZA ITALIA) su Facebook: “la delega è ancora vaga, servono emendamenti liberali-anti-ambiguità … Non è vero che la riforma è già buona, e non va annacquata: è vero l’inverso, cioè che ora è troppo ambigua e invece va resa esplicita evitando compromessi furbeschi e al ribasso dentro il Pd”. Secondo me l’unica proposta liberale può partire da FORZA ITALIA e andare in un’altra direzione chiara e decisa per non essere più subalterni al PD e al dibattito interno alla sinistra.
Da dove partire? 1) Vedere le leggi sul lavoro nei paesi anglosassoni. In Gran Bretagna (della vera THATCHER) ci sono flessibilità, contratti aziendali, tempo determinato, sussidi di disoccupazione (e non cassa integrazione), sussidiarietà e partecipazione dei dipendenti ai profitti per aumentare la produttività. 2) Cosa di positivo ha già fatto il Governo Berlusconi: Art. 8 legge finanziaria 2011, con la quale si prevede l’efficacia della contrattazione tra aziende e sindacati, con la possibilità di stipulare contratti e accordi in deroga allo Statuto dei lavoratori.
Applicare al 100% questa norma già in vigore significa andare nel FUTURO. Il JOBS ACT di Renzi è già vecchio!

L’obiettivo di fondo, comunque, deve essere rilanciare la domanda di lavoro da parte delle imprese, soprattutto PMI che sono la forza dell’Italia e queste hanno bisogno di grande flessibilità, non ulteriore rigidità che un contratto unico può indurre. Il JOBS ACT, inoltre, è poco utile se non collegato a una forte riduzione di imposte sulle imprese (il cuneo fiscale è il più alto in europa) e a una defiscalizzazione per le assunzioni di giovani collaboratori (dal programma elettorale del Popolo della Libertà dell’anno scorso). Condivido, infine, la proposta lanciata dal sindaco di Verona Flavio Tosi (Lega Nord) a OttoEMezzo: equiparare pubblico impiego a quello privato, cominciando a mettere tutti sullo stesso piano. Un dato di fatto recente: in GB sono stati tagliati 500 mila posti nel pubblico non produttivo (enti inutili, sovradimensionamenti, … ), tagliate tasse in pari misura dei costi e nello stesso periodo è stato creato 1 MILIONE di posti di lavoro nel privato.
Insomma c’è la necessità di lanciare una sfida liberale in positivo…per uscire dalla subsidenza dell’economia italiana!
L’intervento a Omnibus di Massimo Parisi (FORZA ITALIA): http://www.la7.it/omnibus/video/lavoro-parisi-su-art18-renzi-ha-un-atteggiamento-ondivago-17-09-2014-136803

Intervista al giuslavorista Michele Tiraboschi, per avere un’idea tecnica e complessiva della situazione del mercato del lavoro: http://www.tempi.it/jobs-act-renzi-mercato-lavoro-articolo-18-acqua-passata#.VDU9JPl_tYc

L’intervento di Gabriele Fava “I buchi di una riforma che non crea lavoro”: http://www.ilsussidiario.net/News/Lavoro/2014/3/15/JOBS-ACT-I-buchi-di-una-riforma-che-non-crea-lavoro/480094/

Testo articolo 8 legge finanziaria 2011 (misure a sostegno dell’occupazione): http://www.leggioggi.it/allegati/testo-del-decreto-legge-1382011-coordinato-con-la-legge-di-conversione-1482011/

Luca Cosimi – Blog in Libertà

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