Legge di stabilità 2015: Renzi contro le Partita Iva

La legge di stabilità è stata approvata in via definitiva in parlamento da una settimana. E’ una spesa enti localimanovra vessatoria e non coraggiosa, che non avrà ripercussioni positive sull’economia. Si tratta di una scelta di politica economica keynesiana, in deficit di 5,9 miliardi di euro (prima della bacchettata europea il deficit arrivava a 11 miliardi). 

La spending review studiata da Cottarelli (e dai suoi illustri predecessori) è stata accantonata a favore di ipotetici tagli lineari, che comporteranno solo nuove tasse da parte degli enti locali. Dato che nessuno si prende la briga di partire con una vera spending review, si è creato un sistema di scaricabarile e, alla fine, i tagli di sprechi e spesa improduttiva non verranno fatti. Al di là degli annunci e delle piccole decisioni superficiali, il governo Renzi  non va a toccare le sacche di sprechi, come gli enti inutili, le municipalizzate, il sistema dei costi non standard, i contributi a pioggia, le cooperative. Nell’immagine del post si può vedere come nella “Seconda Repubblica”, ad una crescita lieve dei costi di acquisto di beni e servizi da parte dello stato centrale (più o meno in linea con l’inflazione) corrisponde un boom di spesa da parte degli enti locali. Non so se questo dato può essere considerato l’evidenza empirica del fallimento del federalismo regionale, ma è chiaro che il PD non abbia nessuna intenzione di intaccare il suo sistema di potere e clientelismo locale (comuni e regioni sono in gran parte rossi).

Il problema della legge di stabilità per il 2015 è il fatto che, con il deficit, tramite i famosi 80 euro, Renzi ha provveduto ad aiutare il tipico elettorato PD, costituito specialmente da dipendenti a medio reddito, dimenticandosi di pensionati, partite IVA e, pure, fasce di reddito più basse. Pare più una manovra elettorale (ideata per le elezioni europee), che una scelta di politica economica ponderata, dato che questa categoria appare privilegiata.

I più penalizzati dalla manovra renziana sono soprattutto i lavoratori con partita IVA:

1) I prelievi sulle rendite finanziarie per le Casse di previdenza delle professioni salgono dal 20% al 26%. Per i fondi di previdenza complementare, invece, l’aumento è da 11,50% a 20%.

2) Lo sconto Irap sulle imprese ha effetti sulle realtà medio grandi, viceversa le piccole aziende avranno risultati tendenzialmente nulli o negativi, dato che ci sarà un incremento generalizzato dell’aliquota, che era stata abbassata da Letta.

3) Il regimi dei minimi viene picconato; infatti, la aliquota passa dal 5 al 15%, il reddito è calcolato tramite un coefficiente di redditività, la soglia di ricavi massima non è più 30000 ma è variabile a seconda del tipo di attività (15000 per i liberi professionisti e 40000 per i commercianti). Si passerà ad un sistema forfettario svantaggioso. Un esempio: un professionista che ha ricavi per 20000, costi per 10000 e contributi per 2500 pagherà un imposta di 1965 euro rispetto ai 375 euro precedenti. 5 volte tanto!

4) Nelle clausole di salvaguardia ci sono un incremento delle accise sui carburanti e un aumento record dell’Iva, per cui, se i parametri fissati dal governo sugli altri introiti sono errati, la fascia del 10% salirà al 13% e quella del 22% al 25,5% entro il 2018. Nel recente passato le clausole di salvaguardia sono sempre entrate in vigore (imposta sui consumi al 22%; mancanza di detrazioni sulla Tasi, che avrebbero dovuto riallinearla al regime fiscale Imu).

Renzi babbo natale legge di stabilità 2015Pur non avendo protezione sociale, come in altre occasioni, quindi, le partita IVA sono considerate dalla sinistra un nemico. Tra legge di stabilità e jobs act, infatti, Renzi sta spingendo per ridurre la flessibilità nel mercato del lavoro, con l’utopia di rendere maggioritario il sistema del posto fisso a tempo indeterminato rispetto ai contratti a tempo determinato più o meno flessibili e alle partita IVA. Si vanifica così ogni tentativo di creare posti di lavoro e si bloccano ulteriormente le strade al lavoro giovanile.

Se Renzi non “cambia verso”, andrà alla deriva e non ci sarà rilancio economico in Italia.

Manovra economica Renzi

Approfondimento:

Effetti sul comune di San Vincenzo (la mia previsione si è rivelata per difetto, visto che si tratta di 160 mila euro). Clicca sull’immagine dell’articolo di giornale per poter ingrandire e leggere.

Luca Cosimi – Blog in Libertà

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