Prima del disastro: Federazione Europea o fuori dall’Euro.

Euro a pezzi: federazione europea o exit strategy, referendum #noeuroL’Eurozona ha un surplus commerciale con il resto del mondo intorno allo zero. La Germania ha un surplus di 190 miliardi e passa miliardi in Europa. Qualcosa non funziona?

Il livello di consumo interno in Germania è basso e, quindi, tutto il suo Pil positivo è a discapito degli altri. Tutto questo fenomeno avviene perchè 1 euro tedesco (competitivo ad oggi) vale quanto 1 euro (francese, greco, italiano,… meno competitivo), senza che ci siano automatismi di aggiustamento “federali”. Esempi di questi meccanismi sono i trasferimenti dal governo centrale europeo verso i paesi in deficit e l’emigrazione intrafederale come avviene negli USA; entrambi gli aspetti si sono realizzati in Italia che è sempre stata “a due velocità” e, se non ci fossero stati tali meccanismi di aggiustamento, pure la lira sarebbe saltata da tempo.

Dato che, quindi, siamo in una situazione di tasso di cambio fisso e le monete deboli sono agganciate all’euro, l’euro italiano/greco/francese è sopravvalutato mentre l’euro/tedesco è sottovalutato per la ponderazione, con tutto vantaggio per i tedeschi. Gli economisti che hanno ideato l’euro (e non hanno ascoltato i suoi critici o analizzato i fallimenti dei sistemi monetari precedenti, come lo sme, fallito totalmente a inizio anni 90) hanno trascurato ogni studio di economia regionale e non considerato che la geografia (economica) ha i suoi effetti. In Europa è in corso un processo di polarizzazione dai paesi della periferia ai paesi del centro. Questo fenomeno non si fermerà e, senza decisioni, si arriverà ad un disastro economico e politico.

Per uscire da questo impasse che porterà sempre a maggiori sbilanciamenti di bilancia commerciale e un peggioramento della crisi economica ci sono due alternative:

1) l’europa si trasforma in una federazione e, quindi, la banca centrale europea agisce da banca centrale di uno stato, vengono attuati meccanismi di aggiustamento di solidarietà (non prestiti!!!!), viene fatta una politica comune internazionale (difesa), vengono emessi Eurobond;

2) gli stati nazionali tornano alla moneta nazionale e alla politica monetaria nazionale.

Nessuna delle due vie è facile, perché la prima comporterebbe un passo di approfondimento dell’Unione Europea (deepening), mentre da anni l’unione si è allargata (enlargement), con il solo motivo dell’espansionismo tedesco a est. Mai ha approfondito i propri rapporti, specialmente dalla bocciatura della costituzione europea. La seconda, che, a mio avviso è la migliore, va gestita con cura, altrimenti potrebbe rivelarsi un boomerang. La moneta nazionale non dovrebbe essere una scusa per fare politiche in deficit (come già Renzi sta facendo) o svalutazioni competitive che portano benefici solo nel breve periodo. La lira si svaluterà e questo ci permetterà di raggiungere un equilibrio nella bilancia commerciale di lungo periodo.

L’uscita dalla moneta unica deve essere il grilletto che fa scatenare una revisione totale del sistema statale in Italia, per renderlo meno asfissiante e sprecone e generatore di malavita e corruzione; questa è l’exit strategy da portare avanti.

Dato che ognuno può avere la propria idea, ma non ci sono alternative plausibili a queste due vie di azione e neanche tempi lunghi, è il momento di fare una scelta forte, decidere e portare a termine una strategia, senza temporeggiare o tentennare.

Nel tempo mi sono domandato chi e come dovesse prendere queste decisioni, visto che, fino ad oggi, le scelte sono sempre state calate dall’alto. Qualche mese fa avevo scritto nella Lettera Aperta a Beppe Grillo (Parte 1) “Da un punto di vista “ideale” il referendum non fatto anni addietro sarebbe proprio corretto, ma il referendum è in questo caso un metodo democratico, ma non efficiente. Nella governance europea non c’è niente di democratico o quasi, quindi è necessario fare delle azioni con lo stesso metodo decisionale.”

Oggi, invece, ritengo che sia il momento di muoversi e di farlo in modo democratico, tramite il referendum, perché il governi nazionali non hanno il coraggio di prendere decisioni. Renzi è schiacciato su posizioni eurocratiche; in Grecia Tsipras ha sbracato ancora prima di vincere le elezioni e di passare ai fatti.  Il referendum #noeuro proposto dal M5S deve raggiungere le firme necessarie e deve permettere agli italiani di scegliere. La scelta, però, non dovrà essere fatta su basi populistiche o di parte o emozionali, ma informando con semplicità i cittadini su cosa vanno a votare e quali saranno le conseguenze.

Per concludere, al di là del referendum, se gli eurocrati non prendono velocemente la strada di una politica di deepening e integrazione federale, l’esplosione del sistema euro sarà inevitabile. A quel punto non so quanta povertà si sarà già diffusa e se saremo in grado di uscire dalla subsidenza, il  vortice negativo in cui stiamo cadendo.

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