Post Parigi

POST PARIGI
Arriva il giorno, in cui hai paura a girare per strada. Guardi con sospetto altri esseri umani, magari seduti accanto a te in metro o al bar, e temi che un po’ il loro cuore sorrida per le stragi di Parigi. Il mio piange. Senza parole, penso ai perché, ai per come, a che fare. È tutto difficile. Faccio solo alcune considerazioni.

1) POLITICA ESTERA.
Ritengo che la situazione attuale dipenda da scelte scellerate da parte dell’amministrazione Obama e da un’Europa completamente incapace di avere una strategia comune.
Tra tutti gli inetti che circolano nel panorama internazionale, Mogherini in primis, ti ritrovi a guardare con favore Putin, che, nonostante tutti i suoi peccati illiberali e fuori dal perimetro dei miei valori liberali e democratici, almeno una sicurezza da leviathano Hobbesiano la dá, come se fosse il male minore.

L’occidente ha attuato una politica estera fatta di lassismo interventista, incoerente a giorni alterni, modaiola, rabberciata, sempre in ritardo. È necessario, quindi, prendere una via diversa.

Va fatta una scelta (e portata avanti fino in fondo) tra isolazionismo e interventismo: nel primo caso, dobbiamo pensare a noi, tutelare la nostra pace, la nostra libertà e non considerare cosa succede all’interno di chi sta fuori dalla nostra isola, lasciando altrui libertà di autodeterminarsi. Nel secondo caso, dobbiamo intervenire in modo sistematico per diffondere la democrazia, senza se e senza ma, insomma si vis pacem para Bellum.

Prima di scegliere, però, bisogna rispondere a queste domande. Perché noi dobbiamo intervenire per buttare giù dittatori? Togliere stati islamici? Guerre civili? Essere neocolonialisti? Come possiamo pensare di non avere nulla in risposta? Io ritengo che oggi sia migliore la prima soluzione, perché difendere la nostra libertà è prioritario e non vedo la ragione di combattere i mulini a vento, sprecando risorse umane e monetarie in guerra.

2) POLITICA INTERNA.
Spero che dopo gli attentati di ieri non ci siano grillini e sinistri che parlano di complotto. La libertà di parola va bene, ma a volte si è sfiorato il ridicolo. Lo stesso vale per il buonismo.

Affinché le due possibilità di politica estera siano efficaci, esiste solo una strategia ammissibile che sia sostenibile, per evitare che ciò che è accaduto ieri si ripeta: chiusura di tutte le moschee certificate e nascoste, blocco totale delle frontiere anche con situazioni di cernita in loco organizzate dall’ONU, riportare gli immigrati irregolari nei paesi di origine.

Questa non deve essere una caccia alle streghe, ma una azione temporanea per fare i controlli necessari, ristabilire la nostra sicurezza, la nostra libertà. Penso che l’occidente sia un grande Israele su vasta scala. Traiamone gli insegnamenti.

3) POLITICA ECONOMICA.
Ci siamo riempiti la bocca per anni con idee assistenziali, come gli obiettivi del millennio, gli aiuti, le novelle dei salotti buoni. Intanto l’occidente fa protezionismo agricolo (solo l’Europa spende metà budget per incentivare una produzione agricola che potrebbe essere realizzata altrove), mette dazi verso i paesi in via di sviluppo, giudica i debiti sovrani, sposta ingenti risorse finanziarie decretando la vita o la morte di paesi, senza che ci siano fondamenti economici.

Siamo tutti d’accordo che l’incipit è la povertà in senso assoluto? Siamo d’accordo che i Paesi debbano avere la possibilità di svilupparsi? Bene, attiviamo una politica economica internazionale liberista, lasciamo spazio al mercato. Per me, l’occidente dovrebbe azzerare tutti i dazi e gli incentivi commerciali generosamente, anche accettando che gli altri paesi mantengano un livello di protezionismo, via via decrescente.

Penso che il punto di partenza per questa strategia economia sia il Mediterraneo. Se permettiamo a Marocco e Tunisia di vendere all’Europa olio, pomodori e arance, magari li si attiverà un processo positivo di sviluppo. La nostra generosità ci pagherà nel tempo. Ragioniamo nel medio-lungo periodo.

4) POLITICA ‘RELIGIOSA’. Critichiamo gli altri, spesso a ragione, poi non ci guardiamo in casa. Perché difendiamo il crocifisso nelle scuole invece di averci la bandiera italiana o la foto del presidente della Repubblica o la foto di Cannavaro che alza la coppa del mondo? Perché giudichiamo alla stregua di un’eresia, a volte è capitato anche a me per sbaglio, le coppie di fatto? Perché nella nostra società, nei piani alti e manageriali, le donne sono una misera minoranza? Perché siamo costretti a ricercare vincoli normativi, come le quote, per dare una fittizia visione di una società libera e meritocratica?

Cerchiamo di rendere laico al 100% il nostro stato e lasciare libertà di coscienza e religiosa individuale. La religione rimanga giustamente una sfera personale e non entri nella politica. Pur mantenendo i nostri valori, solo così la nostra società può fare un balzo in avanti. L’integrazione non deve essere imposta, deve venire naturale.

4 tematiche importanti, 4 proposte coerenti, 1 sola speranza: I cittadini occidentali possano vivere liberi, senza paura.
Che ne pensate?

Luca Cosimi – Blog in Libertà

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Un pensiero su “Post Parigi

  1. indianalakota

    Concordo in tutto! Ma uno stato laico é tale se tra tutte le religioni esiste rispetto.Quella islamica é una cosa unica con il proprio stato e governo e considera infedeli e apostati tutti coloro che non sono islamici.La soluzione? Come fecero i reali spagnoli nel ‘400:chi non è in grado di integrarsi e rispettare gli altri fuori dai coglioni!

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