LIVORNO leader nel Mediterraneo

GLOCALIZZAZIONE: Livorno leader del Mediterraneo. La crisi iniziata nel 2007 ha nascosto i pregi della globalizzazione e fatto emergere dei difetti. Faccio un piccolo commento in base alle mie conoscenze economiche.

La globalizzazione è fatta di tre fattori: scambio merci, spostamento persone, flusso di capitali.

Il primo punto è motore di sviluppo del mondo. Il libero scambio è ciò che ha permesso il boom dell’Italia dopo la guerra e che ha permesso al nostro sistema di piccole e medie imprese di potere esportare ed essere conosciute nel mondo. Quando si aprono le frontiere commerciali il valore sociale netto migliora, ma non è detto che tutti ci guadagnino, perché i consumatori ci guadagnano sempre avendo prezzi più bassi, le imprese meno efficienti ci perdono, le imprese più produttive ci guadagnano, lo Stato ci perde (l’importo dei dazi tolti) o guadagna (toglie gli incentivi ai settori non competitivi). Il valore netto positivo permette anche una redistribuzione ex post per permettere a chi perde di poter riqualificare in un settore più competitivo, con successivo ulteriore vantaggio di benessere sociale. Faccio un esempio. In usa il governo incentiva la produzione di zucchero in maniera notevole e mette dei dazi alti, per difendere circa 10000 posti di lavoro a un costo elevato; il consumatore paga un prezzo diverse volte più alto rispetto a comprarlo dai paesi caraibici, ma il peggio è per le imprese lungo la catena del valore (aziende di dolci, bibite gassate) che comprano la materia prima a prezzi alti e quindi venderanno a prezzi più alti e rischiano di chiudere. Mettiamo caso che il governo americano passi al libero scambio sullo zucchero. Oltre a permettere a certi paesi poveri del centro America di svilupparsi (quindi di essere equi verso il resto del mondo), si avvantaggiano nettamente consumatori e le imprese lungo la catena del valore. Per i prossimi anni 10000 produttori di zucchero che ci perdono, se non si vogliono lasciare a loro stessi, è possibile fare un intervento successivo di aiuto per riconvertirsi nel lavoro, professione o produzione. Il libero scambio funziona. L’Italia può vendere in Cina che ha 1 miliardo e passa di abitanti, un mercato enorme, solo che dobbiamo essere bravi a farlo, avere una produttività più alta (che deriva ad esempio da tasse sul lavoro più basse) e sapere fare marketing del prodotto e del territorio. Il protezionismo storicamente ha funzionato solo in un pezzo della storia sul finire dell’ottocento, solo grazie al fatto che tutti facevano protezionismo (difesa dell’industria nascente) e i nostri amici inglesi che avevano mezzo mondo facevano libero scambio, cioè tutti vendevano a loro senza che loro mettessero dazi, noi si comprava da loro mettendo dazi. Tra le due guerre mondiali il mondo è stato protezionista totale e la mancanza di relazioni è stata una causa ulteriore della guerra. Dopo la guerra il libero scambio ha trionfato, piano piano ma in modo graduale tutti si sono aperti con vantaggi reciproci enormi. Proteggere l’Italia non deve significare chiudersi, proteggere l’Italia significa essere più bravi: distruggere la burocrazia, diminuire le tasse sul lavoro, creare una logistica e delle infrastrutture moderne, semplificare la vita a chi produce, permettere la ricerca e sviluppo. Senza paura, siamo stati i numeri uno nel cavalcare il mercato globale, possiamo tornare a esserlo. Attenzione, però, che il sistema euro di per sé non ci avvantaggia a meno che l’Europa non diventi federale perché l’effetto geocentrico si evidenzia in tutta la sua forza nella bilancia commerciale interna esageratamente a favore della Germania a danno di tutti gli altri, perché l’euro è sotto valutato per loro e sopra valutato per gli altri. Su questo argomento vi invito a leggere alcuni premi Nobel che non ideologicamente hanno analizzato che l’euro così non funziona e che va cambiato. Uno è il grande krugman che in usa è sempre stato pro democratici (non un politico qualunque o qualunquista). L’Italia e la lira non sarebbero state in piedi senza un atteggiamento federale di trasferimento da nord a sud (non giudichiamo come è stato fatto).

Il secondo punto è quello più complicato e socialmente complesso. Per mantenere un livello di produttività e di competitività alto a livello mondiale ci sono due possibilità: outsourcing o spostamento delle persone. Nel primo caso le imprese delocalizzano le fasi produttive meno skill intensive e rafforzano nel paese di origine più sviluppato quelle più skill intensive; nel recente passato il fenomeno è stato eclatante. Noi abbiamo due problemi: non abbiamo abbastanza elevazione skill in proporzione agli altri, il nostro modello di specializzazione produttivo è relativamente su prodotti a basso skill (il nostro settore di più competitività è la produzione di pelle e lavorati, poi legno e lavorati, ecc). Abbiamo vinto sulla qualità e l’eccellenza, ma su questi due elementi c’è un tetto. Cosa succederà dopo? Se il modello di specializzazione non si evolve, il rischio per il sistema Paese è enorme. Lo dicono dagli anni settanta, dai tempi della prima fine del petrolio, ma, per ora, i molti imprenditori sono stati bravissimi. La seconda possibilità è avere immigrati che fanno abbassare i salari nella parte skill bassa. Ci sono distretti industriali dove lavorano praticamente solo immigrati di prima o seconda generazione che chiederebbero senza. L’agricoltura italiana sarebbe al collasso senza risorse umane a basso skill. In tutto questo esiste comunque un tetto di capacità, una carrying capacity, di sostenibilità, come per ogni tipo di sviluppo antropico. Tutti gli argomenti di sicurezza, legalità, sicurezza di cui abbiamo iniziato a parlare sono complementari all’economia. Su Livorno è più facile ragionare su piccola scala con i secondi.

Il terzo argomento è quello più controverso. Non ci sono ricerche empiriche univoche per cui il libero scambio di capitali, l’attrazione di investimenti, la finanzia mondiale producano effetti positivi in un Paese quando questo si apre a tali fattori. In alcuni casi funziona (tassi di interesse più bassi, …) in altri no (alta inflazione, …), dipende anche dalle capacità della pubblica amministrazione locale. Nello stesso tempo a livello complessivo lo sviluppo finanziario è positivo, perché è il carburante di crescita e sviluppo. Il problema è che ci sono questioni irrisolte dalla crisi: asimmetria informativa, impossibilità di valutare il rischio, free riding. Per evolvere da un’idea della finanza di fare soldi sui soldi, ci vogliono alcune regole fondamentali affinché ci sia un campo equo di gioco: divisione tra banche di investimento e banche commerciali, indipendenza delle società di rating e delle banche centrali, limite alla scala di indebitamento bancario (tramite l’autoregolamentazione di Basilea), maggiore trasparenza.

Spero che sia interessante. Ho scritto perché ritengo che Livorno possa essere LEADER NEL MEDITERRANEO, dal punto di vista del porto e dell’attrazione turistica della costa etrusca. Per farlo non possiamo chiuderci nel provincialismo o perderci senza anima nella globalizzazione. Ci vuole un’ottica glocale: pensare globali, agire locali. La nostra vocazione territoriale ci può fare vincere la sfida globale. Quali politiche possiamo mettere in atto nel locale per fare marketing territoriale e rilanciare la competitività? Posti di lavoro, qualità della vita e benessere vengono di conseguenza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...