lucacosimi88

16 ottobre 2016

Renzi inaugura definitivamente una nuova stagione di spendi e spandi Italian Style. Una legge di stabilità 2017 lievitata fino a 27 miliardi di euro fatta di nuova spesa pubblica, nuovo deficit e nuove tasse nascoste. Questa manovra economica spendacciona di Renzi, però, non è una novità. E’ una classica politica economica statalista keynesiana a debito.

Queste leggi previsionali sui conti pubblici, infatti, sono di per sé una previsione, specialmente per quanto riguarda le cifre sulla farlocca spending review di 3,3 miliardi, cifra aumentata fittizziamente di giorno in giorno e che non si basa su elementi concreti ma sulla speranza di risparmiare spiccioli dalle centrali di acquisto, i maggiori introiti di circa 5 miliardi dal nuovo metodo di gestione dell’IVA (le Pubbliche Amministrazioni non pagheranno l’IVA alle imprese, ma la tratterranno allo Stato) e le cifre del rapporto deficit/PIL che di fatto permettono di evitare l’innesco delle tremende clausole di salvaguardia.

Troppi politici criticano la manovra economica di Renzi per le mance e mancette elettorali con giusta ragione, ma perdendo il vero senso di ciò che sta facendo Renzi da due anni e mezzo ed ora ancora di più.

ECONOMIA RENZIANA

Renzi ha scelto la via dell’indebitamento di antica memoria per cercare di rilanciare l’economia italiana. Ad oggi i risultati sono nulli dal punto di vista della crescita e negativi da quello dell’incremento del debito delle Pubbliche Amministrazioni italiane che secondo una recente rilevazione di Banca d’Italia a luglio ha raggiunto la cifra record di oltre 2.255 miliardi di Euro. La politica monetaria espansiva decisa da Mario Draghi ha permesso una riduzione del tasso di interesse (anche su quanto paghiamo per i debiti) e, aiutata da un calo del prezzo del petrolio, un miglioramento della bilancia commerciale (tramite una svalutazione dell’Euro conseguente). Di fronte a questo chiaro scenario macroeconomico, il Presidente del Consiglio ha preferito spingere su una politica fiscale espansiva a debito, ma senza risultati. Renzi ha stracciato in un colpo solo tutte le moderne teorie economiche, per cui la politica economica debba essere micro fondata: le aspettative di singoli cittadini e istituzioni contano. Se Renzi aumenta la spesa pubblica al sociale, ma il cittadino medio si aspetta che quella maggiore spesa pubblica sarà compensata in futuro da maggiori inevitabili tasse, allora risparmierà per pagare le future tasse e l’effetto sulla crescita è sostanzialmente nullo. Un esempio ancora più semplificatore: la tassa sulla prima casa è stata tolta da Berlusconi, rimessa da Monti, tolta di nuovo da Renzi … se mi aspetto che il prossimo governo la rimetta, meglio tenere i soldi sotto il materasso!

POLITICA ECONOMICA RENZIANA

Renzi ha implorato maggiore flessibilità in Europa come un bambino la merendina del pomeriggio. La flessibilità, però, è solo un termine carino per dire nuovo debito. Il Governo è riuscito a fare alzare l’asticella del rapporto deficit/PIL dal 2 al 2,3%. Si, ballano alcuni miliardi, ma il numeratore e il denominatore di questo rapporto sono due previsioni del governo. Non è di fuori che il debito, quindi, possa crescere ancora una volta nei fatti più del previsto. Si darà la colpa all’economia stagnante che non tira, ma non è così. Renzi ha fatto una scommessa sulle spalle e sul nostro futuro. Come Pascal scriveva di vivere come se Dio esistesse perché questa scommessa per lui era sempre vincente, così Renzi scommette sulla possibilità di fare debito infinito, dimenticando gli insegnamenti della grande crisi economica che stiamo ancora passando. Viviamo come se i debitori non dovranno mai essere ripagati, come se fossimo troppo grandi per fare bancarotta e fallire, come se i tassi di interesse restassero sempre bassi, come se una de-formetta costituzionale potesse risollevare l’Italia. In passato questa miscredenza ripetuta ha portato l’Italia ad avere oggi un debito altissimo, servizi di qualità scadente e un livello di imposizione fiscale fuori controllo. Recentemente il povero Padoa Schioppa, Tremonti, Monti e Saccomanni ci hanno provato, senza troppi successi, purtroppo, a cambiare questa mentalità italiana della spesa pubblica a tutti i costi. Renzi li ha cancellati dai libri di storia insieme al suo vecchio se stesso, quando diceva che avrebbe tagliato con semplicità ottanta miliardi di spesa pubblica (solo il 10% del totale) per ridurre tasse e dare servizi più efficaci. Non ha fatto nulla delle sue vecchie promesse positive ed oggi il risultato è un superamento del costo del debito italiano rispetto a quello spagnolo. È semplice ipotizzare che quando finiranno gli effetti della politica espansiva della Banca Centrale Europea, i tassi di interesse italiano possano nuovamente esplodere, mettendo gambe all’aria i già brutti conti renziani.

Oltre a criticare le mancette e interrogarsi sul rischio di nuova crisi del debito, i politici nostrani che vogliono opporsi a Renzi dovrebbero dare un’alternativa credibile e sostenibile.

Al nostro Paese serve una grande e coraggiosa politica economica incentrata sulla crescita della produttività sistemica. Propongo 4 linee di azione:

1) Ridurre la spesa pubblica non produttiva e gli sprechi. Pare uno slogan banale, ma i fatti dimostrano che non lo è. Si parte da eliminare gli enti inutili e decurtare in modo non lineare il budget di regioni e ministeri.

2) Ridurre il debito con privatizzazione e dismissione dell’attivo non realmente inerente all’intervento pubblico. Una dieta ferrea alla presenza statale nella società e nell’economia. Ci saranno più efficienza gestionale, meno interessi sul debito e più possibilità di fare bene le poche attività pubbliche dove fallisce il mercato.

3) Ridurre le tasse, in particolare il cuneo fiscale, permettendo alle imprese di assumere a costi più accessibili. Il peso fiscale deve scendere sotto il 35% rapidamente. Oggi la pressione fiscale è circa al 44% e per le imprese raggiunge il 64,8%. Il taglio al cuneo fiscale (con più soldi in busta paga e meno onori per il datore di lavoro) e l’eliminazione dell’Irap passano per togliere la cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, essendo questa un doppione al sussidio di disoccupazione.

4) Rendere la pubblica amministrazione più efficiente e vicina al cittadino in due mosse: federalismo comunale (territori e politiche in competizione) passando per una riduzione del budget relegato all’Europa (è possibile che per fare una pista ciclabile si debbano aspettare fondi europei creando burocrazia su burocrazia?); aumento dei contratti della pubblica amministrazione legato a un’applicazione delle leggi del privato al pubblico impiego.
Il trasferimento di risorse (di per sé scarse) da settori non produttivi a settori produttivi può creare un circolo positivo di crescita e riduzione del debito. L’opposto dello spreco a scommessa di Renzi.

legge-di-stabilita

Luca Cosimi – Blog in Libertà

 

In questo link tutte le varie voci di nuova spesa: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/10/15/da-iri-a-canone-da-pensioni-a-migranti-tutte-le-misure_46cea48f-d992-4a57-95f0-c9768aedcde1.html

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